15 febbraio – 10 marzo 2019

Denis Volpiana

“Essere Essere ”

a cura di Attillio M. Spanò

Vernissage  15 febbraio ore 17

 

Nell’opera di Denis Volpiana quello che immediatamente si palesa è il suggerimento di un percorso introspettivo che coinvolge chiunque si avvicini a contemplare i suoi lavori.

Inscindibilmente collegata alla propria esperienza personale, l’opera artistica di Volpiana è volta a sublimarla, trasformandola in esperienza universale che prescinde dalle ragioni più intime per esaltare valori etici e morali.

La necessità di “Essere”, si trasforma in una profonda riflessione su ciò che significhi “essere”.

L’essere non si lega necessariamente al mondo contemporaneo. Da ciò deriva che l’opera dell’artista non solo attraversa le contemporaneità temporali per concettualizzare la necessità di evitare la schiavitù dalle convenzioni borghesi ma evidenzia, principalmente, la vacuità della scelta, l’indifferenza del fluire della vita davanti ad ogni progetto e, allo stesso tempo, la sedimentazione delle esperienze personali come illusorio punto di riferimento per un futuro incerto.

L’Essere di Volpiana – la coscienza dell’esistere, la realtà dell’individualità di fronte alla falsità della convenzione – si pone come elemento che interrompe, con la sua stessa presenza, il continuum caotico primordiale. L’Essere corrisponde, in maniera definitiva, a un reiterarsi dell’atto creativo, autonomo e slegato da ogni costrizione, frutto solo della volontà di seguire e sublimare la propria necessità di esistere.

L’affermazione di Volpiana è perentoria: “Essere essere”. Non c’è spazio per i dubbi. È necessario perseguire e amare la frattura che si pone tra la coscienza di sé e le falsità cortesi. La frattura, la lacuna, il “non essere” diventa luogo di attrazione e di esplorazione, motivo per una nuova strada volta alla ricerca di un nuovo essere se stessi, in cui la contraddizione dell’inesistente diventa motivo primario per la riaffermazione della nuova individualità autocosciente.

Il percorso della mostra si apre proprio con una chiara ammonizione:

Achtung!!! Stai attento!!!- Pensaci!!! – Rifletti!!! –

Attenzione perché ogni azione provoca mutazioni che non possono mai essere totalmente previste. Attenzione perché, nonostante tu possa progettare, devi mettere sempre in conto la potenza del caso, la forza delle coincidenze, la conseguenza delle sviste.

Ed è solo nella piena accettazione di se stessi che l’Essere emerge, con forza si impone nel caos, crea quella frattura che, pur sembrando risucchiare tutto ciò che era certezza imposta, lascia fluire con la leggerezza della libertà la propria anima, quel concreto flusso vitale che fa sì che l’essere umano sia profondamente e definitivamente Uomo.

La via della liberazione del flusso vitale si condensa nell’enigmatica figura del Papa. Qui esso diventa anima, concretezza impalpabile dell’essere umano. In questa serie di opere la profondità dell’anima appare con l’evidenza della forma catarifrangente che attira e respinge, moltiplicando, in miriadi di raggi luminosi, la curiosità di chi la guarda.

Ed è questa la strada giusta da seguire; non è quella che porta al nascondimento della frattura, alla necessità di “normalità” – una normalità che non ha nulla di sacro, nulla di conservabile: La strada giusta è proprio quella della coscienza da rimbalzo, quella della sottolineatura dell’accettazione della perdita dell’identità imposta di tipo socio/politico, per la scoperta e l’esasperazione della necessità di affermare il Sé. Ed è qui che le affermazioni perentorie di Volpiana si svelano: nell’apparizione dell’evento/oggetto causa della crisi esistenziale dell’artista e di ogni essere umano. In ciò che resta della mano destra dell’artista si palesa l’esperienza personale, per poi scomparire di nuovo, dietro alla sublimazione di essa, le impronte. Ciò che era segno della sua necessaria borghese socialità sfugge ad ogni concretezza rivelandosi in forma di lacuna; il sostituto della mano, dissacrato e crocifisso, è in opposizione alla profonda realtà di ciò che appare come forma scomparsa.

La presenza assente si condensa nelle impronte digitali, l’assenza presente nella protesi demusealizzata, esposta e danneggiata: exemplum del mutamento in atto. L’impronta, immagine immanente di una presenza passata, è il segno della sua persistenza nella memoria e delle influenze che essa esercita sulla vita quotidiana.

Preludendo all’esplosione dell’essenza del sé, all’essere che è, che esplode come sintesi del percorso espositivo ecco che, attraverso la riflessione sulla assenza/presenza dell’impronta sindonica, Volpiana ci guida alla scoperta del Terzo Giorno. L’impronta dell’Essere, che qui si rivela nel suo essere lacuna, diventa elemento che attira e terrorizza. Esso, a un sol tempo, accoglie e respinge, esaltando, infine, la repellente curiosità di indagare nella profonda relazione tra ciò che si è e ciò che non si è più. La necessità di raggiungere il buco nero dell’impronta non è slegata dall’incontrollato bagaglio esperienziale che dipende da esso. Questa esperienza, infatti, pur concentrandosi nella profonda coscienza di se stessi, si manifesta al mondo intraprendendo direzioni sconosciute ed estranee a ogni controllo. Ed ecco che alla luce della sintesi materica di cielo e terra, la coscienza dell’Essere ripropone la manifestazione del Sé nel mondo, proprio nell’espressione di “Essere essere”, che si mostra appunto grazie alla frantumazione della sua stessa presenza concreta.

La trasformazione di ognuno in frammenti pregni di esistenza, ripropone l’esperienza dell’essere che si impone nella continuità sostanziale tra cielo e terra, come frattura di essa, identità cosciente della realtà.

Il viaggio introsprettivo di Volpiana si palesa nella frantumazione dell’immagine di chi contempla ed entra nel percorso proposto dall’artista. La continua dialettica che egli propone tra ciò che si è e ciò che si dovrebbe essere si condensa, fondamentalmente, nella continua disperata e infinita ricerca delle intime ragioni della propria libertà ravvisabile, forse, nella più profonda e assoluta identità dell’uomo.

Attillio M. Spanò

 

 

 

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Denis Volpiana – Essere Essere
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